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La logistica dei bit

L’additive manufacturing sta rivoluzionando la produzione accorciando le catene di fornitura e aumentando flessibilità e sostenibilità. Il 3D printing permette la realizzazione on demand, riducendo sprechi e tempi di produzione. Il 71% delle aziende prevede investimenti nel digital manufacturing, con richieste di supporto pubblico per accelerarne la diffusione.

Catene di fornitura sempre più corte. È questo senza dubbio uno degli impatti più significativi che l’additive manufacturing, grazie anche alla rapida evoluzione delle tecnologie di stampa 3D, sta generando nei contesti produttivi.

Alcuni vantaggi evidenti li abbiamo già ricordati in altri articoli: migliore time-to market, flessibilità nell’adattare in velocità la produzione alle richieste dei clienti, attenzione alla sostenibilità grazie alla riduzione degli sprechi.

Quello che è interessante è che questa rivoluzione produttiva ha un’incidenza sempre più evidente sulle catene logistiche. Sempre meno materiali si spostano da un punto della filiera ad un altro.

Sono i bit che circolano. I prodotti, grazie al 3D printing, possono essere realizzati direttamente sui luoghi più indicati. Piccoli ordini on demand su misura, in alcune situazioni, possono sostituire catene lunghe che prevedono fasi di progettazione-produzione-distribuzione difficilmente sensibili alle richieste di flessibilità dei mercati finali. Senza contare il grande beneficio per i clienti di poter diventare co-creatori dei prodotti, customizzandoli direttamente on site secondo le specifiche necessità.

Velocità, flessibilità, sostenibilità e capacità di personalizzazione sono concetti molto ben presenti quando un’impresa valuta la propria capacità competitiva. Che l’additive manufacturing sia abilitante in questa direzione è confermato dalla crescita sensibile di attenzione verso le tecnologie di stampa 3D.

La conferma arriva dal report “Digital Manufacturing”, commissionato a SmeMedia/Research da HP. Condotto nel corso dell’estate 2020 su un campione di 2.175 decision maker dei settori printing e digital manufacturing di tutto il mondo, Europa compresa, lo studio dimostra l’impegno delle aziende in questo settore: considerando i 12 mesi successivi all’indagine, il 71% dei decision maker ha confermato di voler investire in tecnologie di digital manufacturing e l’85% ha indicato che l’azienda di appartenenza vorrebbe incrementare le risorse dedicate nel comparto.

La ricerca ha inoltre evidenziato l’alta consapevolezza di come la tecnologia 3D printing sia una leva decisiva per ripensare alla propria supply chain. Nove intervistati su dieci hanno dichiarato di essere in fase di analisi per la ricerca di nuovi modelli di produzione/distribuzione, con il 59% che valuta i modelli ibridi e il 52% che considera la produzione localizzata.

Forte risulta infine la richiesta di politiche di sostegno affinché si creino le condizioni per la diffusione delle tecnologie di digital manufacturing. Avendo un impatto positivo dal punto di vista delle capacità prestazionali d’impresa e della sostenibilità ambientale, l’88% degli intervistati sottolinea come anche la sfera pubblica debba supportare questa evoluzione con risorse finanziare ad hoc o agevolazioni. Quest’ultima posizione espressa dagli intervistati pare ragionevole.

L’utilizzo diffuso dell’additive manufacturing pare infatti un caso virtuoso in cui tutto l’eco-sistema produttivo ci guadagna: i produttori delle tecnologie, le imprese utilizzatrici, la competitività complessiva del Sistema Paese e la sostenibilità ambientale. Meglio di così…

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